Finalmente a Nenette!!!

ECCO QUELLO CHE E’ SUCCESSO NEGLI ULTIMI GIORNI:

Tante le notizie da raccontare ma poco il tempo perché ora macino km su km per tornare presto.

- Siamo arrivati a Nenette in un giorno difficile per noi. A 100 km dall’ arrivo Bepi Pancio non riesce ad evitare il suo grande amico Giovanni caduto a causa di una buca e a sua volta cade. Purtroppo non è una caduta di poco conto. Corro a chiedere aiuto a BA e con una macchina lo portiamo all’ ospedale. Ad una prima visita escludono problemi seri. Ritorno a “tutta manetta” con la mia moto dai ciclisti e dò la notizia che rincuora tutti. Vi dico già che invece ad un controllo più accurato nell’ ospedale di Dakar la situazione di Bepi è un po’ più seria.

- Tutti i bambini

                   

ed il villaggio

                  

  ci aspettano per tre ore all’imbocco della pista che si inoltra nella savana e porta al villaggio. Inutilmente. Noi siamo in forte ritardo a causa dell’ incidente e del morale che non ci permette di correre in bici con la solita forza.

    

Arriviamo all’ incrocio per Nenette alla sera alle nove con il buio. Ci dobbiamo arrendere e mettiamo le bici sopra il pullman e arriviamo al villaggio. Simbolicamente arrivo io in moto per tutti i ciclisti. Cado due volte dalla moto e “atterro” nella sabbia. Ma arrivo in “sella” al villaggio. Sono le 22.00 ma tutto il villaggio ci attende e danza per noi.

Noi siamo stanchi, stravolti ma felici. Resistiamo per un’ altra oretta. Non vogliamo deluderli ma poi cadiamo letteralmente a terra per la stanchezza.

– L’ ambulatorio e l’ aula non sono stati terminati.

Non possiamo fare nessuna inaugurazione. Occorrono altri 15 giorni per finire i lavori. E’ per tutti noi una grande delusione. Ci dobbiamo consolare pensando alla grande impresa di essere arrivati quaggiù in bicicletta.

Tutto il villaggio era mortificato per questo e il capo villaggio ha promesso che non ci sarebbero stati altri ritardi. Ci siamo dati appuntamento al prossimo novembre quando oltre all’ambulatorio sarà costruita anche la nuova scuola di Togan grazie alle associazioni di volontariato della zona di Thiene – Schio e la scuola di Ghedè costruita dalle scuole d’ Abruzzo.

– Ora ci siamo divisi. Bepi e i ciclisti con la maestra Daniela Bellò come coordinatrice del gruppo sono andati a Dakar.
- Giampietro ed io stiamo ritornando a tappe forzate verso Bassano.

- Sò che state organizzando un grande concerto per raccogliere fondi. Vi ringrazio e vi auguro una grande serata.
lUn abbraccio a tutti dal Marocco sulla via del ritorno.

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2 tappe ancora…

Il gruppo è arrivato nella capitale della Mauritania.
Mancano solo due tappe per arrivare a nenette.
Hanno passato due notti negli Auberge ovvero delle specie di case,

ai bordi della strada dove i viandanti vengono

accolti per la notte.

Fa molto caldo e verso le 11 di mattina ci sono 40 ° ma devono continuare a  pedalare.  Mangiano tanta frutta e pane.

 


 

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Una dura giornata

 la sabbia entra ovunque e noi soprattutto io che sono in moto e che vado veloce la sabbia mi arriva tutta negli occhi e anche ai ciclisti !!

 una bellissima bambina un po sorpresa di vederci !!!!!

  ecco finalmente l’accampamento del DD e dei ciclisti (dovrebbero stare molto comodi !!!)

ecco l’interno :con cuscini coperte sacchi a pelo e adirittura hanno appeso un fili su cui appendere la tuta da bici

si stanno coprendo dalla sabbia ovviamente non ce la facevano piu a pedalare

con tutta quella sabbia negli occhi e non si riusciva a vedere niente!!!!ecco la fine di una dura giornata i nostri ciclisti saranno sfiniti eppure non si arrendono mai perchè secondo me a sapere che la tappa e sempre piu vicina muoiono dalla voglia di dire ”ecco ce la abbiamo fatta !!!!! ”La collaboratrice del blog foletto sofia

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Frontiera tra Marocco e Mauritania

Alla frontiera tra Marocco e Mauritania gli accoglie un amico di tante maestre del 3° circolo En Dick che fa il tassista a Dakar.

La Mauritania , come si vede dalle foto è desertica  

Pedalano veloci ora. Sarà il vento a loro favore oppure sentono la meta vicina, mancano appena due tappe. Tengono una media di 39 km all’ ora è molto alta. Bevono molto perché durante il giorno , nel deserto le temperature sono alte . La moto ha segnato 45° . Si bagnano la testa . Sotto il casco il direttore ha messo una “bandana” inzuppata d’ acqua.

Ecco un tipico negozio lungo la strada nel deserto. Si bevevano  delle coca……………………..……………….nelle foto si vede l’ interno dei luoghi dove hanno dormito. 

 Nel negozio arrivano i beduini con i loro cammelli e fanno la cena ripartono e  dirigono verso il deserto. il direttore gli guarda loro sanno orientarsi.

Cosa faremmo noi senza il “nastro d’ asto”?

Le biciclette dormono con noi. Fuori  sia al tramonto che alla sera passano mandrie di dromedari.   

 di Gioele Dalla Valle
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Mancano 4 tappe!

 Siamo quasi alla fine del viaggio. Non è certo il momento di “tirare le somme”. Ma vi ho sempre ricordato che nella vita occorre sempre fermarsi e fare il punto della situazione. In altre parole prendersi sempre il tempo per pensare e dare significato a ciò che ci succede. Siamo partiti 36 giorni fa per dare una grande conclusione al progetto del 3° circolo.

Si chiude, dopo il Brasile un’ altre grande storia di solidarietà che fa onore prima di tutto all’ associazione “Una scuola di arcobaleni” costituita da insegnanti e genitori del 3° Circolo. fa onore a tutto il 3° Circolo che con esempi forti di solidarietà attiva,sceglie la strada della pace del dialogo anche tra culture diverse.

Dopo il Brasile ,dove abbiamo dato una scuola a tanti bambini, ecco che a Nenette abbiamo messo a frutto la nostra esperienza costruendo la prima scuola materna della savana, comperato una macina meccanica per dare la possibilità alle bambine di frequentare la scuola, una pompa per l’ acqua attivata con dei pannelli solari. Ed ora un’ aula di scuola elementare e un piccolo ambulatorio.

Per dare risalto alla chiusura di questo progetto il 3° circolo e l’ associazione “Una scuola di Arcobaleni” ha chiesto all’ associazione ciclistica “Ponti di pace ” di arrivare fino in Senegal in bicicletta. Come vedete tante persone ci hanno aiutato. Ricordiamo che, come in Brasile, anche questa volta abbiamo avuto al nostro fianco il Rotary che ha finanziato il nuovo pozzo e l’ ambulatorio. Altre persone invece hanno aiutato l’ impresa ciclistica. Insomma persone e aziende da non dimenticare, da ringraziare.

Attorno a noi si sono strette e ci hanno aiutato le scuole abruzzesi. Ora possiamo dire che tutto è andato a buon fine e mancano solo gli impianti elettrici dell’ ambulatorio perchè non sono arrivate in tempo utile le attrezzature dall’ Italia. Non certo per causa nostra.

 Ciò non toglie molto a ciò che abbiamo realizzato, anche se “la torta non ha la ciliegina”. Ci sono altre cose che non sono andate bene , a dire il vero ..

Oriana l’ insegnante che da tantissimi anni regge insieme a me, come mia vice, il Circolo doveva essere presente a Nenette per chiudere il progetto, non potrà venire. Un malore fisico l’ ha colpita alla vigilia della partenza. Voglio fare gli auguri ad Orianna e ringraziarla per il suo fondamentale ruolo nella realizzazione degli obiettivi del 3° circolo.

Occorre raccontare anche le cose che non sono andate per il verso giusto. L’ altra faccia della medaglia è più facile da raccontare, cioè le cose belle. Siamo riusciti a realizzare un’ impresa: quasi 6.500 km in bicicletta.

Anche qui ci sono stati dei problemi: cadute, malori e malesseri e l’ ultima disavventura: l’ errore nella trascrizione fatta dall’ ambasciata della mauritani a Roma del permesso di transito per uno di noi.

A tutti aveva scritto 18 aprile – 18 maggio ma ad un nostro compagno invece aveva scritto 18 marzo – 18 aprile. Siamo arrivati alla frontiera il 20 aprile e non c’è stato niente da fare : non l’ hanno lasciato passare. E’ stato terribile. Un compagno di viaggio che con noi aveva sognato, lottato per arrivare alla meta doveva lasciarci. Pensate che tristezza e che ansia vederlo partire su un Taxi alla volta del primo aeroporto marocchino per rientrare in Italia. Sono queste le vere amarezze. Il gruppo si è rimesso in marcia senza il nostro Egidio. Pensavo alla sera prima quando ha sbattuto le uova, ben 60, per realizzare una mega frittata con cipolle assieme a Gaetano.

Avevo negli occhi la sua contentezza di esserci nell’ avventura e la sicurezza che niente l’ avrebbe interrotta. La vita! E occorre reagire anche alle cose impreviste, sgradevoli. Il gruppo si è messo in marcia in un nuovo paese dove continuamente ci fermano i blocchi della polizia o dell’ esercito. E’ un procedere lento, stanco e nemmeno la vista di deserti dai colori diversi , da un mare azzurro che ci accoglie, ci rende più sopportabile la tristezza dell’ addio di un amico.

Ci sentiamo meglio solo un’ ora fa , dopo un giorno e mezzo di tristezza quando giunge il messaggio che Egidio è arrivato a bassano e la sua famiglia saprà lenire il dolore di non essere giunto a Nenette. Noi andiamo avanti per onorare tutti coloro che si sono spesi per aiutare l’ associazione e il terzo circolo a realizzare ciò che hanno pensato e voluto per il villaggio di nenette.

Il motto che molti anni fa avevo trovato adatto al 3° circolo e che ultimamente avevo rispolverato ha proprio senso e valore: ” Ad maiora certe! In agmine virtus cotidie paratur”, cioè:

“Siamo sempre pronti alle grandi imprese. Ma si raggiungono vincendo le quotidiane battaglie”.

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Nella “Terra di nessuno”

Ecco le foto del passaggio difficile nella terra di nessuno. E’ una pista contesa tra Marocco,Mauritania e Fronte del polisario. Avevano un po’ di timore ma poi ciclisti, motociclista e Onorina con il suo furgone hanno superato tutte le difficoltà.

Chissà che fatica pedalare in questa terra arida!

Durante il loro percorso hanno dovuto affrontare diverse peripezie e hanno visto degli oggetti abbandonati dopo la guerra avvenuta in quel luogo.

I ciclisti si impegnano per raggiungere Nenette, nonostante il caldo torrido e la stanchezza.

In questa foto si vede il ciclista più veloce che ha superato i suoi compagni.

dopo ore e ore di viaggio i ciclisti e il DD si fermano a fare una breve pausa per riprendere fiato e poi ricominciano a pedalare verso Nenette.

di Alessandro Dal Molin

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Paesaggi infiniti

Seconda notte in tenda nel deserto

 

Abbiamo lasciato Dakhla, l’ultima città del Marocco. Dakhla è situata al termine di una grande penisola che s’insinua nell’oceano. Città circondata dal mare e piena di caserme militari.

Dopo tale città per 300 km solo deserto. Noi siamo obbligati a trovare un posto per passare la notte. Carlo ed io, il fotografo del gruppo, andiamo in avanscoperta per trovare il luogo adatto.


Dai nostri compagni abbiamo due desideri: “Trovate un posto sicuro e romantico, carino in riva al mare”. Mica semplice esaudire i desideri. I desideri non sempre si possono esaudire proprio perché tendono all’ideale, alla cosa perfetta che immaginiamo nella nostra testa.


Se ci pensate bene, cari amici, l’etimologia della parola deriva dal latino  De -sidera ovvero Dalle stelle. I desideri non sono facilmente esaudibili e occorre ripiegare in mediazioni, ovvero, qualcosa che si avvicini.


Facciamo ben 70 km di esplorazione con la moto e troviamo due soluzioni che non soddisfano in pieno le aspettative dei nostri amici ma si avvicinano. Vi descrivo il posto che abbiamo scelto. Certo le parole scritte non rendono con efficacia ciò che i nostri occhi vedono ma ci provo. Avevamo scorto un piccolo laghetto appena fuori di una quaranta di metri dalla strada principale.


Era carino e romantico: un piccolo laghetto nel deserto. Soddisfa anche i bisogni di sicurezza perché nelle colline sopra il luogo individuato c’era una base militare di osservazione dell’esercito che discretamente ci aveva avvistato con i loro binocoli. Decidemmo che quello sarebbe stato un buon posto per passare la notte.


Quando arrivano i ciclisti, aspettiamo il loro giudizio. Sono entusiasti. A tutti piace il posto e allora si piantano le tende, si gonfiano i materassini e si prepara la cena.

Qualcuno decide di mettere i piedi dentro il laghetto ma è pieno di fango nel fondo e sembrano sabbie mobili. tutti gli altri si scoraggiano e dobbiamo rinunciare a bagnarci. L’ amico marocchino ci dirà che questa pozza, ma lasciate che noi la nominiamo come “laghetto” serve per abbeverare i cammelli, le capre e , durante la notte i conigli selvatici.

Tutti noi speriamo di vedere dei conigli venire a bere ma inutilmente mentre scopriamo i topini del deserto. Sono una specie di criceti, piccoli e marroni sfrecciano tra le tende. Ma non ci fanno paura.

 


Menù ricco questa sera: pollo alla brace e pane. Che festa attorno al fuoco cantiamo tutte le canzoni di montagna che conosciamo e, esaurito il repertorio, attacchiamo con Battisti, Calentano e altre vecchie canzoni. Alle nove di sera tutti in “branda” vicini, vicini e le battute esilaranti partono a raffica. Dimenticavo, siamo riusciti, sulla carbonella che ha cotto il pollo farci anche il caffè. Si dorme.

Puoi un urlo. Bepi Pancio uscito per andare alla “Toilette” grida: ” c’è un uomo verde e manca una bicicletta”. Tutti escono dalle tende e si conta e ricontano le bici: ci sono tutte e nessun uomo verde in vista. Bepi viene preso in giro e torniamo a dormire ma qualcuno ha perso il sonno e non dormirà più. Alla mattina, l’autista marocchino dell’ambulanza che ci accompagna, ci spiega che ieri sera la guardia di frontiera è passata ed ha controllato il nostro campo e avevano le tute militari di colore verde. Bepi Pancio non aveva avuto le allucinazioni c’erano veramente degli uomini verdi che si aggiravano tra le tende. Alla mattina colazione con caffè pane vecchio del latte e marmelattine. A noi sembra una ricchissima colazione. Si parte ci aspetta il confine tra Marocco e Mauritania.


Dormiremo alla frontiera e non sappiamo ancora se in hotel o in tenda. Ora mi trovo in una stazione di servizio dove aspetto i miei compagni che arriveranno fra un’ora giacché io ho fatto i 60 km a 120 l’ora. Hanno il vento che gli spinge alle spalle e, io credo, potranno viaggiare a cinquanta l’ora.

Non so quando vi potrò inviare questi pensieri, ma comunque li ho fissati in un file del mio computer. Vi abbraccio tutti e lasciatemelo dire: il 3° Circolo mi manca e troppo tempo che sono lontano. Un saluto speciale agli insegnanti, a tutto il personale di segreteria e al personale ausiliario, vi porto tutti sulla mia moto. vi aggiorno in questo momento è arrivato il camion guidato da Onorina . Berremmo insieme un the e poi il viaggio prosegue. Ed ora son passati anche i ciclisti chiudo il computer e mi rimetto in “sella ed auguro a me stesso e a tutti voi ” Bonne route”

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Dialogo con un cammello

Come mi è già successo nei deserti che ho attraversato in Egitto, anche in questi giorni che viaggio nel Sahara occidentale mi faccio le stesse o comunque simili domande, nella testa corrono pensieri molto spesso rivolti al nostro vivere , a come viviamo e usiamo la Terra.

Forse è il deserto che ispira questi pensieri un po’ più profondi del solito. Non a caso gli eremiti sceglievano il deserto per entrare più facilmente in contatto con Dio .

Sono due giorni che la strada si snoda nel piatto deserto.

Ogni tanto si avvicina all’ oceano ed è uno splendore la combinazione dei colori il blu del mare la sabbia che a volte sembra bianchissima altre volte invece giallo oro.Il deserto ha moltissime tonalità di colori a noi poco noti.

La “monotonia” viene spezzata da alcune rocce di arenaria o piccole colline disegnate dal vento. Il vento è forte nel deserto.

Ieri soffiava a 40 km all’ ora e la sabbia mi pungeva ovunque nonostante la tutta e la visiera del casco ben calata. Il vento mi faceva sbandare la moto e non vi nascondo che ho guidato con un po’ di tensione, viaggiavo con la moto piegata per contrastare la forza del vento.

Improvvisamente appaiono branchi di cammelli che mangiano tranquilli , per loro il vento fa parte della normalità dei lori territori.

In questi giorni sta soffiando il “Ghibli” così chiamano questo tipo di vento le popolazioni locali. Decido di fermarmi ed osservare da vicino un gruppo di cammelli.

I cuccioli, ce n’ erano due, sono grandi già da piccoli  e come tutti i cuccioli, alla mia presenza, si stringono alla madre per essere protetti.

Il dromedario , e si non sono proprio cammelli , mi guarda sornione. Per nulla intimorito. Anzi. Nella mia immaginazione sembra che mi voglia parlare.

“Che ci fai tu qui, motociclista italiano, in una terra che non conosci?” Forse sorride sotto i baffi sapendo che io sarei in mille difficoltà se mi trovassi solo in questo deserto mentre il dromedario  sa come orientarsi, cosa mangiare.

Lo guardo e non si muove e sembra  voglia sfidarmi: ” Ma torna in Italia! Tu qui non sapresti vivere senza pastasciutta e patatine fritte”. Poi improvvisamete lo sguardo si fa dolce, alza la testa e se ne va quasi volesse dirmi: ” Dai vieni con me , per questa volta ti aiuto io”.

“Non posso,  caro amico dromedario, io mi fido di te ma non mi fido di me stesso. Sono troppo legato alle mie comodità, alle mie montagne verdi dove c’è acqua, sono sicuro  nel volgere i miei piedi sui sentieri del monte Grappa dove una mappa mi può guidare, mentre questi sentieri nel deserto mi mettono angoscia non so dove vanno a finire , sembrano infiniti e forse, per me, portano nel nulla.

Non ti posso seguire caro amico dromedario, sono legato ai miei affetti, alla mia terra , ai miei amici . So che mi perdo tramonti meravigliosi che tu potresti farmi conoscere, so che perdo tanti amici del deserto che tu potresti farmi incontrare  ma so anche che ognuno di noi deve vivere nella terra che conosce o che ha voluto conoscere altrimenti ……

Senti un po’ dromedario, anch’io voglio esserti amico e se tu sei più coraggioso di me di propongo di seguirmi , vieni con me a Bassano, sarai mio amico e di darò da mangiare e da bere.”

Mi guarda e mi mostra, in una specie di sorriso, tutti i suoi dentacci gialli e neri poi mi volta il sedere e se ne va lungo il sentiero che non saprò mai dove porta .

Questa volta corre e non si ferma più a guardare indietro. Sparisce nel deserto. Io penso che ognuno di noi deve decidere dove vivere la propria vita e conoscere bene il territorio che ha eletto come sua Patria.

Forse il dromedario con il quale ho cercato d’ intavolare una ” pazza” discussione era il capobranco perchè improvvisamente tutti se ne sono andati e mi son trovato solo nel deserto , anche il vento era calato e il silenzio era pesantissimo pieno di parole non dette tra me e il dromedario. Inforco la mia moto, meglio raggiungere i miei amici e non gli dirò che mi son messo a parlare con i dromedari mi darebbero del pazzo. Ma voi, miei alunni mi capirete.

La mia moto romba nel deserto e sono felice dell’ incontro con il dromedario ,dopo una mezz’ oretta di folle corsa nel deserto ecco che ritorovo la carovana dei ciclisti . E mi domando: “Mentre pedalano per ore ed ore , quali saranno i loro pensieri?”

 

Godetevi tutte le foto del deserto e dei ciclisti,

con tanto affetto il vostro direttore.

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Tra Boujoudor e Dakhla in tenda

Era nel programma che si doveva spezzare il viaggio tra Boujoudur e Dakhla con una notte da passare all’ aperto nel deserto. Tutti  erano eccitati e un po’ preoccupati, perche, come si dice in questi casi, “un’ avventura dentro l’avventura.” Dormiranno in un bel posto. In effetti tutti sono soddisfatti del luogo  anche se è lontano dal primo ristorante e si decide di cenare con panini. Montano le tende ma hanno qualche problema perchè il vento è fortissimo e devono aiutarsi l’ un con l’altro per ancorarle. Il tramonto è bellissimo e tutti si sentono dei piccoli esploratori soddisfatti della loro impresa. Il buio scende velocemente e tutti entrano nei loro sacchi a pelo caldi, ognuno con i propri pensieri e nostalgie. La  tenda  del DD è bellissima anche perchè è di suo figlio e ciò lo unisce a lui .  Ma non si dorme molto. Il vento ha fatto arrabbiare il mare e non sono abituati a questo rumore forte e continuo.  Non dormono molto ma sono contentissimi dell’ esperienza. Alla mattina i volti sono tirati e stanchi ma negli occhi c’è tanta luce: nonostante tutto la prima notte in tenda è andata bene. Ora , dopo la giornata di riposo a Dakkla, ci sono altri due giorni consecutivi di tenda ma si sono abituati e  possono farcela sognando la doccia che si faranno dopo 3 giorni in Mauritania. 

di Tommaso Farina

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Boujoudour scuola marocchina

Questa è una scuola del Marocco. Gli amici della federazione hanno fatto un enorme regalo al DD e ai ciclisti;

 alla sera a Boujoudour li hanno portati a visitare una scuola o una “colonia” come la

 chiamano loro. Un luogo dove i ragazzi poveri o comunque di famiglie bisognose

       vengono accolti durante i giorni di vacanza dalla scuola.

con che festa hanno ricevuto!

Vedrete le fotografie.

 I bambini e le bambine li accolgono all’entrata sventolando

 bandierine dell Marocco e con canzoni.Fa freddo e noto che son poco vestiti ma loro non

   sembrano infreddoliti forse eccitati, come il DD e i ciclisti, per questo incontro. Nell’ atrio 

della scuola offrono loro the, latte, datteri e olive tipici prodotti della loro terra.

Sono orgogliosi di accoglierli nella loro scuola.Marzia e il DD sono al settimo cielo:

finalmente profumo di scuola!!!E’ una festa in nostro onore.Ballano recitano , si

scatenano. Un bambino legge anche un saluto in italiano. Nel finale delle danze tutti

vengono coinvolti in balli a loro sconosciuti ma bellissimi.

Le mani si muovono in modo sinuoso ed elegantissimo.

            

Ovviamente il direttore della scuola chiede al nostro DD di dire

due parole agli alunni. Con molto imbarazzo per la poca padronanza del francese 

cerca di dire alcune cose.afferma che i giovani sono la nostra vera speranza in un

futuro di pace e di libertà.

Racconto che nelle scuole italiane ci sono molti alunni

provenienti dal Marocco e che sono bravi e s’ impegnano molto a scuola. Tutto il

 gruppo è divertito e commosso. Donano al direttore della scuola marocchina il gagliardetto e una

ventina di magliette ufficiali della spedizione, delle caramelle, 4 diari del 3° circolo e

del materiale di cancelleria. Volevamo dare qulcosa  a quella scuola marocchina che

non ci ha chiesto niente e dato molto. Abbiamo pensato di cantare tutti insieme, per

loro, l’ inno d’ Italia . Alla fine dell’ inno,il direttore e i ciclisti, con forza hanno

esclamato ” siam pronti alla morte: SI” e tutti con quel Si convinto intendevano che a

Nenette ci arriveranno, nonostante le tante diarree, calli, vesciche ecc.

 

ARRIVEREMO NE SIAMO SICURI!!!

 La redattrice del blog Agata

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Prima perla: L’amicizia non ha frontiere

L’amicizia non ha frontiere.

Lungo la strada da Tarfaya a Layounil il direttore precede con la sua moto la loro carovana. In lontananza vedono un ciclista solitario. Lo affiancano; è un giovane marocchino che pedala con grande impegno e velocità. Il DD si affianca e, con il suo carente francese, tenta di intrecciare un dialogo. Gli spiega della loro avventura e che dietro di lui, con un ritardo di 10 minuti ci sono 15 ciclisti. Il nuovo amico ferma la bici e vuole tornare indietro per aggiungersi alla comitiva. Per facilitargli la corsa  il DD mette la sua moto davanti a lui per tagliare l’aria e gli chiede di procedere a 40 l’ora. Velocemente raggiungono il gruppo che lo accoglie con uno scoppio di “EVVIVA”. Subito diventa uno di loro. Mangia la pasta che Onorina con amore prepara ogni giorno.

Il nuovo amico la mangia in bianco perché è mussulmano mentre, tutti i ciclisti la preferiscono al ragù preparato da Gaetano. Al loro arrivo a Layoun trovano i rappresentanti della federazione ciclistica locale che gli accolgono avvisati, via telefono, dal loro amico. Sono gentilissimi e gli aiutano ad ambientarsi nella città.gli hanno regalato una loro maglia ufficiale hanno chiamato le televisioni della regione e gli hanno scortato per la città.

di Gioele Dalla Valle

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10° indovinello

12 – 6

10 – 5

8 – 4

6 – 3

4 - 

Qual è il numero da inserire dopo il 4???

RAGIONATE SENZA FARVI AIUTARE!!!

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ammirando le meraviglie del deserto

Sembra che  la fantastica moto del DD ”si goda il paesaggio”!!Le meravigliose montagne del deserto del ”Sahara”  faranno sicuramente incantare   i nostri ciclisti !!!!!

 

 

 

 

Un ciclista incoraggia con tanta forza ed entusiamo il suo amico. E siccome  sanno che devono passare oltre il deserto del Sahara  si stancano solo a saperlo ma secondo me  sapendo che pasqua vuol dire passare oltre, questo  gli da un po’ di carica. Di sicuro loro saranno passati oltre alla forza di pedalare !!!!!!!!!!!                                            

  Con tanta forza i ciclisti non si arrendono mai !!!!!!  Continuano fino allo sfinimento !!!!! 

    Le fantastiche spiagge del deserto, SONO BELLISSIME.  Questa foto sembra un dipinto      

   Le mitiche scogliere del mare, non sembrano neanche vere !!!!  Il nostro gruppo  di mitici ciclisti ,  saranno di sicuro rimasti affascinati .

Stanno percorrendo un ponte famosissimo nel mondo, si sentiranno emozionati quando lo veranno a sapere !!!!     

  Dopo una lunga salita finalmente…. discesa !!!!!!!!!!!!!!!!

 I ciclisti con il DD trovano un sacco di cani selvatici che gli abbaiano… : sono degli intrusi !!!!!!!!!!

  Questo strano cartello molto interessante ha colpito uno del gruppo 

e di sicuro si starà chiedendo : cosa c’è scritto ??? 

Nel mondo ci sono  delle meraviglie che non si possono descrivere con delle semplici parole…

Beati il DD E IL GRUPPO DEI CICLISTI E L’ALTRA COMPAGNIA  che durante questo viaggio” non finito” le possono vedere e se le possono godere !!!!!                        

 la collaboratrice del blog Sofia Foletto!!!!!!!

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“Giornate speciali”

Ci sono giornate speciali: sia quelle piene di arcobaleni, sia quelle dai colori tristi e bui. Noi abbiamo avuto una sera e una giornata speciale con i suoi arcobaleni e i suoi tratti tristi e neri. Nella vita ci capitano sempre, con un’alternanza senza regole, momenti felici e subito dopo tristi. C’è un guaio. Molte volte non gustiamo i momenti felici, non solo, capita di non accorgersene e di non saperli valorizzare. Dei momenti tristi e bui ne abbiamo sempre consapevolezza, ma a volte rischiamo di non vedere “luce” dopo il buio, oppure di essere schiacciati dai momenti tristi. Ciò è un guaio poiché si rischia, se non si reagisce, di chiamare altri momenti spiacevoli. Sono riflessioni che faccio mentre “penso” e “ripenso” alla serata di ieri e alla giornata di oggi. Fermarsi a pensare è importante perché ci permette di “capitalizzare” le esperienze o, più semplicemente, di imparare da ciò che ci succede.

Pensare … questa azione tipica dell’ uomo è importante se vogliamo che la vita, la nostra vita, non ci scivoli addosso senza lasciare tracce. Ecco perché studiamo la storia: per avere consapevolezza, per imparare ciò che l’uomo è riuscito a realizzare di bene e di male. Gli storici, coloro che s’interessano e studiano la storia, pensano. Pensano e cercano di dare significato, spiegazione a ciò che succede. Studiando la storia impariamo dagli errori e dal successo delle imprese umane. Ecco perché è importante il nostro blog. Ecco perché non mi pesa la sera, dopo otto ore di motocicletta, tentare di raccontare la nostra piccola storia attraverso pensieri e immagini. Voglio fermarmi e pensare alla mia storia, alla storia dei miei amici. Ciò mi aiuta a programmare la giornata di domani perché metto “a fuoco” gli arcobaleni e ” i buchi neri” della giornata. Nello stesso tempo consegno a me stesso e a voi che mi leggete una piccola o grande storia che abbiamo insieme chiamato al 3° Circolo “Il sogno di Nenette”.

È tempo di raccontarvi gli “arcobaleni” della giornata,o meglio della serata. Siamo giunti ieri sera ad Agadir, bellissima città del Marocco. Distrutta da un terremoto, è stata ricostruita con un’ottica moderna e funzionale. In tale città siamo stati ospiti d’onore del Viceconsole italiano dott. ssa Bertoncello che abita qui. Che cosa fa un console d’Italia in un paese straniero? Vi dico subito che è una persona importante e ora cerco di spiegarvi. Quando un italiano ha problemi in un paese straniero, ad esempio perde il passaporto, dopo aver denunciato lo smarrimento alla polizia locale, va all’ambasciata italiana che si trova nella capitale dello stato straniero, oppure, se è lontano, si rivolge al Console che rappresenta l’ambasciatore e l’Italia in città diverse. Per esempio in Marocco c’è l’ambasciatore, che ci ha ricevuto nella capitale Rabat, mentre in altre città come Marrakhesh o Agadir a rappresentare l’ambasciatore c’è il console. I marocchini che desiderano lavorare in Italia devono farsi il “visto ” d’entrata in Italia e questo lo può dare il Console dopo aver controllato i documenti. Non solo, se si vuole registrare un certificato marocchino e renderlo valido per l’Italia, ci si rivolge al console. Anche le aziende sono aiutate dal console negli atti burocratici.  Riprendiamo il racconto-storia di ieri sera: cena dal Viceconsole. La sua casa è bellissima e tutti noi diciotto viaggiatori del “sogno di Nenette” siamo stati accolti con tanto affetto. Il Viceconsole aveva invitato anche alcuni italiani che risiedono ad Agadir, fra i quali un alpino. Mi son fatto fotografare con l’alpino e la bandiera del nostro Presidente: era felice. Una serata perfetta. Eravamo orgogliosi di essere italiani, felici di trovarci come italiani in terra straniera. Inutile dirvi che la cena è stata semplicemente favolosa e abbiamo bevuto ottimi vini italiani. Ci ha commosso tanta generosità e amicizia. Come ho detto più sopra, la vita è un’altalena di momenti felici e tristi. Veniamo al momento triste della giornata di oggi: Bepi Pancio da giorni non stava bene. È un uomo caparbio, di quelli che non mollano mai. Mille volte gli ho chiesto: “Come stai Bepi?” e lui a denti stretti rispondeva in puro veneto: “Dai tiro avanti, non molo”.  Da due giorni faceva fatica a mangiare. Non si resiste senza mangiare e dovendo percorrere 200 km al giorno. Oggi alla prima pausa scende dalla bicicletta e la usa come appoggio. Mi avvicino. Gli chiedo: “Come stai?”. Risposta preoccupante e sofferta: “Tieme che mi vien male”. Non fa nemmeno tempo a finire che le sue ginocchia si piegano. Gli altri compagni si accorgono della scena e subito si precipitano. Lo mettiamo in ambulanza; Claudia, che è infermiera, gli misura la pressione. Ha la pressione minima troppo bassa. Claudia ha il sangue freddo, come il momento difficile richiede. Prende una sacca e gli pratica una flebo. Stendiamo Bepi nell’ambulanza.  Grazie alla federazione ciclistica marocchina che ci ha messo a disposizione questo prezioso mezzo possiamo portare subito Bepi in albergo a Guelmin (distante 150 km). La corsa riprende. Senza Bepi Pancio, il roccioso, il generoso, l’infaticabile Bepi. Siamo tristi e preoccupati. Nel primo pomeriggio la telefonata liberatoria di Joani, il suo fidato amico, che era con lui in ambulanza e per tutto il tempo gli ha tenuto ferma la mano dove aveva la flebo. Joani ci dice che Bepi sta bene, ha dormito e continua a dormire. Tutti tiriamo un sospiro di sollievo. La fatica ora si sente un po’ meno e possiamo gustare il magnifico paesaggio che ci circonda. Stiamo entrando nel deserto del Sahara. La terra è rossa. Passiamo tra gole rocciose e sterminate pianure. I nostri pensieri corrono verso l’orizzonte… hanno un solo messaggio “Rivogliamo Bepi in bicicletta”.

Ho pensato molto se scrivervi o meno di Bepi, ma ho deciso che non è giusto nascondervi i dolori e i sacrifici che fanno parte di questo bellissimo viaggio. Aspetto il vostro incoraggiamento per Bepi.

Non perdetevi le foto: sono piccole storie.
Un abbraccio da Guelmin,

il Direttore

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Da Agadir a Guelmin

Si riparte dalla splendida Agadir

Si continua  a pedalare tra mille difficoltà, come il superamento di questa montagna: un vero e proprio…

…GRAN PREMIO DELLA MONTAGNA

La crisi arriva un po’ per tutti…

E dopo la montagna…comincia…

IL DESERTO!!!

Col deserto comincia anche il caldo…

E un po’ di zig zag tra i cammelli non guasta.

Sempre accompagnati dal gruppo di supporto.

Fino ad arrivare a GUELMIN, la città detta…

LA PORTA DEL DESERTO

La cena serale offerta

E Joani che fotografa dall’ambulanza

NEL PROSSIMO NUMERO CI SARA’ UN RACCONTO MOLTO BELLO DEL NOSTRO DIRETTORE CHE SI INTITOLA:

“GIORNATE SPECIALI”

NON PERDETELO!!!

 

 

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